I Sutra 

I Sutra fanno parte del secondo insieme di testi sacri della Tripitaka(che dal sanscito, Tri-Pitaka, viene tradotto letteralmente in tre-ceste). Questa seconda categoria, Sutra Pitaka, contiene per lo più insegnamenti impartiti dal Buddha stesso o da altri suoi vicini discepoli.

Esistono tre versioni del canone Buddhista Tripitaka, ed ogni versione contiene una varietà enorme di scritture. Ad oggi quella più conosciuta e studiata è il canone Pali della tradizione Theravada(del solo canone Pali, i testi già tradotti inglese occupano migliaia di pagine).

Sutra del Cuore

Il "Sutra della Perfezione della Saggezza" o "Sutra del Cuore" è uno dei testi più conosciuti nella tradizione Mahayana.

Lo studio di questo Sūtra è particolarmente enfatizzato nel Buddhismo est-asiatico. Le varie traduzioni vengono cantate frequentemente dai praticanti Zen durante le cerimonie in Cina, Korea, Vietnam e Giappone; è di fondamentale importanza anche per un ampio numero di scuole tibetane.

Un commentario consigliato è "Il Sutra del Cuore" del Dalai Lama, Sperling & Kupfer Editori.

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SUTRA DEL DIAMANTE

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Metta Sutta

Il Metta Sutta, o Discorso sulla benevolenza universale, è un breve Sutra sulla compassione e la pratica della gentilezza amorevole.

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Digha Nikaya

Sigalovada Sutta - Sutta del codice di diciplina dei Laici. Introduzione e commento:

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Anguttara Nikaya

Il bene proprio e quello degli altri

Libertà di pensiero


Samyutta Nikaya

non attaccarsi a nomi e forme

Come due fastelli di canne che stiano l’uno all’altro appoggiati, proprio così la coscenza dipende da nome e forma e nome e forma dipendono dalla coscienza. ... . Se di quei due fastelli di canne se ne tirasse via uno, se ne cadesse uno, anche l’altro verrebbe via, anche l’altro cadrebbe. Allo stesso modo dissolvendosi nome e forma si dissolve la coscienza, e dissolvendosi la coscienza si dissolvono nome e forma.
— Discorso del venerabile Sariputta (Shariputra) al venerabile Mahakotthita.

sulla mente amorevole

“O bhikkhu, tra il fare cento elargizioni al mattino, cento elargizioni a mezzodì e cento elargizioni alla sera, e il coltivare un po’ di mente amichevole al mattino, un po’ di mente amichevole a mezzodì e un po’ di mente amichevole alla sera, quest’ultima cosa darebbe certo un maggior risultato.
“Pertanto, o bhikkhu, così bisogna esercitarsi: ‘Amicizia ed emancipazione mentale, saranno da noi coltivate, intensamente praticate, pienamente acquisite, erette a principio, seguite, sviluppate, rettamente perseguite’.
“Così, o bhikkhu, dovete voi esercitarvi”.

sulla meditazione

“Tre sono, o bhikkhu, i pensieri non salutari: il pensiero bramoso, il pensiero malevolo e il pensiero violento; e questi tre pensieri non salutari vengono completamente dissolti o dimorando con mente ferma sulle quattro basi* della consapevolezza, o coltivando una limpida concentrazione.”
“E’ invero vantaggioso, o bhikkhu, il coltivare una limpida concentrazione; la limpida concentrazione, o bhikkhu, coltivata, intensamente praticata, apporta grandi frutti ed è altamente lodevole.”
— * Consapevolezza relativa al corpo, consapevolezza relativa alle sensazioni, consapevolezza relativa alla mente, consapevolezza relativa ai contenuti mentali.

                                  precetti del bodhisattva

 

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I PRECETTI DEL BODHISATTVA

Dal Sūtra della rete di Brahma (Brahmajāla Sūtra)

 

1° Sezione: trasgressioni gravi (gurukapatti)

Questi sono i dieci precetti maggiori:


 

  1. NON UCCIDERE: Un discepolo del Buddha non deve uccidere, incoraggiare gli altri a farlo, uccidere usando espedienti, lodare uccisioni, rallegrarsi di esserne testimone o uccidere con pratiche magiche. Non deve creare cause, condizioni, metodi, karma in cui vi sia intenzione di uccidere alcun essere senziente.1

Come discepolo del Buddha dovrebbe sviluppare la mente di compassione ed il sentimento filiale, trovando sempre abili mezzi per soccorrere e proteggere tutti gli esseri. Se invece non sa frenarsi e con piacere gratuito uccide egli commette una grave trasgressione.


 

  1. NON RUBARE: Un discepolo del Buddha non deve rubare, incoraggiare altri a farlo, rubare usando espedienti o con suggestioni e pratiche magiche. Non deve creare cause, condizioni, metodi, karma per il furto. Ciò vale anche per oggetti appartenenti a ladri, delinquenti o spiriti, sia pur piccoli come un ago o un filo d'erba.

Come discepolo del Buddha dovrebbe avere la mente di compassione ed il sentimento filiale, aiutando sempre le persone a produrre azioni meritorie e virtù, ed ottenere felicità. Se invece ruba i beni altrui egli commette una grave trasgressione.


 

  1. NON AVERE PRATICHE SESSUALI IRRESPONSABILI: Un discepolo del Buddha non deve indulgere in atti licenziosi, incoraggiare altri a farlo con alcun tipo di essere sia esso umano, animale, deva o spirito. Non deve creare cause, condizioni, metodi, karma per tali atti.

Come discepolo del Buddha dovrebbe avere una mente filiale, soccorrere tutti gli esseri ed istruirli al Dharma della purezza. Se invece privo di compassione, incoraggia altri in tali pratiche licenziose, o egli stesso è coinvolto in pratiche promiscue con animali, parenti stretti ecc, egli commette una grave trasgressione.


 

  1. NON MENTIRE E DIRE FALSA PAROLA: Un discepolo del Buddha non deve dire false parole, incoraggiare altri a farlo, mentire con espedienti. Non deve farsi coinvolgere in cause, condizioni, metodi, karma di menzogna, dicendo di aver visto ciò che non ha visto e viceversa, o mentire implicitamente con comportamenti e gesti.

Come discepolo del Buddha dovrebbe mantenere giusta visione e vera parola, conducendo tutti gli altri a fare altrettanto. Se invece causa falsa parola, visioni sbagliate o cattivo karma in altri, egli commette una grave trasgressione.


 

  1. NON COMMERCIARE BEVANDE ALCOLICHE E INTOSSICANTI: Un discepolo del Buddha non deve commerciare bevande alcoliche o incoraggiare altri a farlo, non deve creare cause condizioni, metodi, karma per la vendita di qualsiasi sostanza intossicante, perché gl'intossicanti sono causa e condizione di tutti i tipi di trasgressione.

Come discepolo del Buddha dovrebbe aiutare tutti gli esseri senzienti ad acquisire chiara saggezza. Se invece procura loro disordinati modi di pensare, egli commette una grave trasgressione.2


 

  1. NON DIFFONDERE GLI ERRORI DEL SANGHA: Un discepolo del Buddha non deve diffondere gli errori del Sangha dei Bodhisattva (monaci, monache, laici, laiche) o incoraggiare altri a farlo. Non deve creare cause, condizioni, metodi, karma per discutere delle colpe del Sangha.

Come discepolo del Buddha se sente persone malvagie, non buddhisti o praticanti del piccolo veicolo parlare di pratiche contrarie al Dharma o contrarie ai precetti all'interno della comunità buddhista, dovrebbe, con mente compassionevole guidarli a sviluppare una giusta fede nel mahāyāna. Se invece discute delle colpe e degli errori che accadono nel Sangha egli commette una grave trasgressione.

 

  1. NON LODARE SE STESSI E DISPREZZARE GLI ALTRI: Un discepolo del Buddha non deve fare le lodi di se stesso e parlare male degli altri, o incoraggiare a fare ciò. Non deve creare cause, condizioni, metodi, karma per tale comportamento.

Come discepolo del Buddha dovrebbe servire tutti gli esseri viventi sopportando anche eventuali insulti e trasgressioni accettando di venire sfavorito per favorire gli altri. Se invece si vanta delle proprie virtù e misconosce il buono negli altri causando diffamazione, egli commette una grave trasgressione.3

 

  1. NON ESSERE AVARI E NON INGIURIARE: Un discepolo del Buddha non deve essere avaro o incoraggiare altri ad esserlo. Non deve creare cause, condizioni, metodi, karma di avarizia.

Come discepolo del Buddha tutte le volte che una persona indigente viene a chiedergli aiuto, dovrebbe dargli qualsiasi cosa di cui abbia bisogno. Se invece con stizza e sdegno si rifiuta di aiutarlo anche solo con uno spicciolo, un ago, un filo d'erba o col pronunciare una frase, un verso o dare un minuscolo granello del Dharma e per di più lo rimprovera e lo umilia, egli commette una grave trasgressione.


 

  1. NON NUTRIRE IRA O RISENTIMENTO: Un discepolo del Buddha non deve avere ira o incoraggiare altri a nutrirla. Non deve creare cause, condizioni, metodi, karma di ira.

Come discepolo del Buddha dovrebbe essere compassionevole e filiale aiutando tutti gli esseri senzienti a sviluppare buone radici di pace. Se invece ingiuria o umilia gli esseri senzienti o le divinità con aspre parole, persino colpendoli con calci o pugni o attaccandoli con mazze e coltelli, mantenendo rancore anche quando riceve confessione con parole sincere di pentimento, egli commette una grave trasgressione.

 

  1. NON DIFFAMARE I TRE GIOIELLI: Un discepolo del Buddha non deve parlare male dei Tre Gioielli o incoraggiare altri a farlo. Non deve creare cause, condizioni, metodi, karma di calunnia.

Se un discepolo del Buddha ascolta anche una sola parola ingiuriosa rivolta al Buddha, proveniente da un non buddhista o da un essere malvagio, sperimenta un dolore simile a quello prodotto da trecento lance che gli trafiggano il cuore. Come, perciò, potrebbe diffamare egli stesso i Tre Gioielli? Se quindi un discepolo del Buddha manca di fede e di sentimento filiale e partecipa, assieme a persone malvagie o che hanno opinioni aberranti, nel diffamare i Tre Gioielli, egli commette una grave trasgressione.4

  

N O T E

 

  1. "Non deve creare cause… in cui vi sia intenzione di uccidere alcun essere senziente." La mente è il fattore chiave in tutti i precetti del Bodhisattva. Realizzare la "vera natura" momento per momento è la pratica del Bodhisattva. Nel buddhismo, il karma sorge da tre fattori: pensiero, parola e azione. Tutto il karma, buono o cattivo, è più forte quando questi tre convergono. In generale, la maggior parte dei precetti si focalizza nel disciplinare il corpo e la parola. I precetti di Bodhisattva, invece, enfatizzano la mente; sono considerati i precetti della "Mente fondamentale" riconoscendola come la fonte di ogni nostra azione.

  2. Nel quinto precetto dei laici si parla solo dell'astenersi dall'usare intossicanti; riguarda la salvaguardia di se stessi. Nel quinto precetto del Bodhisattva è sottolineato il fare commercio di sostanze inebrianti e intossicanti. Questo perché lo spirito autentico e la caratteristica fondamentale della azione dei Bodhisattva è quella di agire con compassione non arrecando danno agli esseri e aiutandoli a sviluppare e mantenere una mente chiara.

  3. Parlare male degli altri e lodare se stessi è comune alla maggior parte delle persone. Molto più raro è ascoltare qualcuno parlare dei propri difetti e bene degli altri. Se le persone volgessero la luce della consapevolezza al loro interno e non fossero rivolte con mente dispersiva alla critica esterna, si creerebbe, a partire ognuno dalla propria dimensione, una realtà di pace estesa a nuclei familiari, società, stati… Questa pratica è di fondamentale importanza per il Bodhisattva che dovrebbe sempre riconoscere i propri difetti che altrimenti, con il passare del tempo, potrebbero ingigantirsi fino al punto da non essere più correggibili, impedendogli, in tal modo, di aiutare altri a liberarsene.

  4. Non si deve diffamare alcun aspetto del Dharma, ad esempio: disprezzando come inadeguati gli insegnamenti del piccolo veicolo. Così come non sono da condannare persino la rottura dei precetti da parte dei maestri che, malgrado ciò, possono tuttavia essere autentici insegnanti del Dharma. Un discepolo del Buddha, avendo mente calma e libera dal discriminare, dovrebbe saper individuare il giusto insegnamento e non fissarsi sulla persona.

 

 

2° Sezione: trasgressioni lievi (lahukapatti)

Questi sono i 48 precetti minori:

  1. Non mancare di portare rispetto ai maestri, ai monaci e a coloro che hanno preso i precetti da più tempo. Si dovrebbe sempre mantenere la mente di filialità e compassione.

  2. Non consumare bevande alcoliche, né incoraggiare altri a farlo.

  3. Non mangiare la carne di qualsiasi essere senziente. Chi mangia carne non fa germogliare la radice della grande compassione e recide il seme della buddhità presente in lui stesso e negli altri esseri causando paura negli animali.

  4. Non mangiare i cinque tipi di piante pungenti: aglio, cipolla, scalogno, porro, erba cipollina. (Questi, se mangiati cotti, aumentano il desiderio sessuale; se crudi l'ira.)

  5. Non mancare di insegnare come fare pentimento a colui che è stato visto violare i precetti.

  6. Non mancare di ospitare, fare offerte e chiedere insegnamenti ad un maestro di Dharma venuto per una visita da molto lontano.

  7. Non mancare di ascoltare le spiegazioni dei Sūtra, dei commenti e degli insegnamenti morali, là dove si trovi un maestro di Dharma.1

  8. Non parlar male, essere in opposizione all'insegnamento mahāyāna o seguire insegnamenti non buddhisti.

  9. Non trascurare chi sta male. Si dovrebbe a lui/lei provvedere come si facessero offerte al Buddha.2

  10. Non tenere o usare trappole per nuocere o distruggere la vita. Né mai vendicarsi della morte di qualcuno, persino di quella dei propri genitori.3

  11. Non agire come un emissario della nazione dove tale impegno può causare guerre con il massacro di vite. Agire, se possibile, per la pace.

  12. Non far commercio di schiavi, schiave, animali domestici a fine alimentare o oggetti funebri.4

  13. Non calunniare la gente virtuosa (monaci, monache, saggi, maestri).

  14. Non accendere fuochi distruttivi per pulire foreste, specie nei periodi in cui vi è più vita e vegetazione.

  15. Non dare insegnamenti parziali o devianti. Insegnare a tutti la via del Bodhisattva per realizzare la natura di Buddha.

  16. Non dare insegnamenti senza prima aver studiato e ben compreso il profondo significato dei Sūtra. Non insegnare per profitto personale.

  17. Non rendersi amici dei potenti per esigere viveri, danaro o prestigio.

  18. Non ingannare gli altri e se stessi pretendendo d'insegnare come un maestro senza un'adeguata comprensione del Dharma e mancando di osservare i precetti.

  19. Non parlare maliziosamente e con doppiezza creando discordia e disarmonia tra le persone virtuose.

  20. Non mancare di coltivare la mente compassionevole per soccorrere tutti gli esseri senzienti in pericolo di morte liberandoli dalle loro sofferenze, come ad esempio gli animali dalla macellazione. Si dovrebbe riflettere che durante infiniti eoni, tutti gli esseri senzienti possono essere stati nostro padre e nostra madre. Se un Bodhisattva vede un animale che sta per essere macellato, dovrebbe cercare il modo di salvarlo, per esempio comprandolo o altrimenti recitargli il nome del Buddha.

  21. a) Non rispondere all'odio con l'odio né cercare vendetta nemmeno se il padre, la madre o i propri cari vengono uccisi. Togliere la vita ad un altro essere per vendicarsi è contrario alla filialità; siamo tutti interrelati attraverso eoni di rinascite.

b) Non bisogna nemmeno mantenere in schiavitù alcun essere o abusare del suo servizio creando cattivo karma con il corpo, la mente e la parola.

  1. Un Bodhisattva novello non deve essere arrogante fidando nelle sue qualità interiori ed esteriori e rifiutarsi di ricevere istruzioni sul Dharma da un maestro di condizioni più umili. Non dovrebbe giudicare il maestro di Dharma in base alla logica corrente mondana.

  2. a) Non inorgoglirsi della propria conoscenza del Dharma, ne rifiutare di dare risposte a chi le richiede, ne farlo mal volentieri e con arroganza.

b) I precetti del Bodhisattva vengono dati da un maestro di Dharma che, a sua volta li ha ricevuti in trasmissione. Tuttavia se nel raggio di circa 600 km non ci sono maestri di Dharma, eccezionalmente, dopo almeno sei giorni di pratiche di pentimento e di purificazione, ci si può conferire da soli i precetti. Ciò deve avvenire di fronte alle immagini del Buddha e dei Bodhisattva soltanto dopo aver ricevuto, come auspicio, una visione a testimoniarne la sincerità.

  1. Non trascurare di studiare e praticare gli insegnamenti mahāyāna dedicandosi a quelli non mahāyāna.

  2. Un abate, un maestro di Dharma, un maestro dei precetti, un maestro di meditazione o un responsabile per gli ospiti, dovrebbe amministrare bene le risorse di cui dispone, ciò è un presupposto all’armonia del Sangha. (Ad es: offerte ricevute per un'immagine del Buddha non devono essere utilizzate per stampare i Sūtra).

  3. Non si deve mancare di trattare allo stesso modo dei residenti i monaci in visita al tempio, offrendo loro sistemazione e vitto adeguati al loro grado di anzianità monastica o di virtù. Li si dovrebbe, inoltre, invitare alle cerimonie in cui vi sono donazioni.

  4. Non accettare per se stessi le offerte dei laici che invece appartengono al Sangha dei monaci e delle monache; né accettare offerte o inviti discriminatori. Prendere per se stessi ciò che è stato offerto è come rubare quello che appartiene agli otto campi dei meriti: Buddha, saggi, maestri di Dharma, maestri dei precetti, monaci e monache, madri, padri, malati.

  5. Nel fare offerte i donatori non dovrebbero discriminare tra monaci e monache. Ciò è contrario e contraddice lo spirito di filialità per tutti gli esseri e pregiudica l'offerta.5

  6. Non sostentarsi sfruttando la prostituzione o esercitando magia, divinazione, lettura delle mani, produzione di veleni, addestramento di falchi e cani per la caccia, macellazione di animali ecc.

  7. a) Non agire per combinare matrimoni. Astenendosi da ciò il Bodhisattva pratica la compassione non creando karma di attaccamento tra gli esseri (la principale causa delle rinascite nel samsāra).

b) Un discepolo laico dovrebbe per almeno per sei giorni al mese o per tre mesi l'anno seguire una dieta vegetariana e mantenere strettamente i precetti.

  1. Non evitare di riscattare oggetti sacri quando si trovino in situazioni di abuso o contrabbando. Non evitare di soccorrere gli individui maltrattati. Se il bodhisattva sa che i membri del Sangha sono stati imprigionati o schiavizzati, deve cercare di liberarli con mezzi abili.

  2. Non nuocere agli esseri senzienti: facendo commercio di armi, abusando del proprio eventuale potere per espropriare proprietà altrui, imprigionarli, oppure allevando cani, maiali e altri animali per farne commercio (e quindi ucciderli a fine alimentare).

  3. Non guardare, con intento malevolo, esercitazioni militari, combattimenti tra uomini o animali. Non indulgere nell'ascoltare musica mondana, non giocare d'azzardo o predire il futuro. Evitare tutte quelle attività che precludono alla mente di rimanere calma.

  4. Non si dovrebbe mai perdere la determinazione adamantina di mantenere i precetti del Bodhisattva. Consapevoli di aiutare gli esseri a divenire futuri Buddha realizzando la loro natura, si dovrebbe sviluppare per i precetti una fiducia sana, praticandoli e recitandoli. Nel fare ciò si mantiene costantemente bodhicitta (la mente del risveglio), senza il rischio di regredire.

  5. Non trascurare di fare “grandi” voti personali, come essere filiale con i propri genitori e maestri del Dharma; di incontrarsi con buoni compagni della Via; trovare un buon insegnante e osservare i precetti.

  6. Non trascurare di adempiere alle proprie risoluzioni della Via generate per prevenire la mente dall'essere coinvolta in azioni impure o rompere i precetti.

  7. Il bodhisattva dovrebbe fare ritiri intensivi due volte all’anno, e recitare i precetti nei giorni di luna piena e luna nuova. Nei periodi dei ritiri estivi e invernali il Bodhisattva dovrebbe evitare i luoghi e le situazioni pericolosi, come i paesi che sono in crisi e che sono governati da cattivi governanti, giungle remote, foreste infestate da animali feroci, zone percorse da predoni o avversate da calamità naturali.

  8. Non trascurare di avere un comportamento umile e rispettoso nei confronti dei membri più anziani del Sangha, lasciando loro le posizioni e i posti a sedere anteriori.

  9. Non trascurare di seminare buone cause per raccogliere buoni effetti: parlare del Dharma e della moralità per il bene di tutti; incitare a edificare templi per il Sangha, stūpa, dimore per i ritiri stagionali; recitare i Sūtra per il bene dei malati, del paese, per soccorrere gli esseri in pericolo e altre azioni virtuose.

  10. a) Non discriminare o essere prevenuti nel conferire i precetti del Bodhisattva: sia questi un re, una persona nobile, un funzionario dello Stato, un monaco, una monaca, un laico, una laica, un libertino, una prostituta, un deva, uno schiavo, un asessuato, un bisessuale, un omosessuale, uno straniero, uno spirito o altro. Comunque, le persone che hanno commesso uno delle sette gravissime trasgressioni non possono ricevere i precetti del Bodhisattva in questa vita. Le sette gravissime trasgressioni sono: ferire il Buddha, uccidere un arhat, matricidio, patricidio, uccidere il proprio maestro spirituale, uccidere il proprio maestro di Vinaya, creare divisione nel Sangha.

b) Il Bodhisattva dovrebbe istruire i monaci e le monache ad usare abiti di colore misto (ocra, zafferano, porpora, bordeaux, marrone) distinguendosi in tal modo dai laici.

  1. Non insegnare il Dharma per trarne profitto. Non impartire i precetti del Bodhisattva a chi, avendo commesso una o più delle dieci gravi trasgressioni, non si sia sinceramente pentito durante almeno sei giorni e abbia ricevuto un segno, un auspicio (aver visto il Buddha deporre una corona sul suo capo, aver visto una luce ecc).

  2. Non officiare le cerimonie quindicinali (di luna piena o nuova) dei precetti dinanzi a persone che non li abbiano ancora ricevuti, a non buddhisti, a coloro di opinioni eterodosse. (Ciò ha lo scopo di creare una protezione per le cerimonie da comportamenti irriverenti e ostili.)

  3. Non avere intenzione di violare i precetti. Chi fa ciò è preda dell'istinto come un animale e non è degno di ricevere le offerte dei donatori.

  4. Non mancare di rispetto ai Sūtra mahāyāna e ai testi dei precetti, che si dovrebbero sempre recitare sinceramente, adoperandosi di usare per la loro fabbricazione materiali pregiati. Andrebbero conservati, ricopiati e distribuiti. Se un libro dovesse essere danneggiato, dovrebbe essere subito riparato. Non si dovrebbe porre sopra di essi oggetti di alcun tipo, non togliere la polvere soffiandoci sopra, non poggiarli per terra o leggerli in luoghi che non siano quelli propri.

  5. Non mancare di diffondere la conoscenza del Dharma agli esseri senzienti.6 Ovunque il Bodhisattva si trovi, dovrebbe aiutare tutti gli esseri, umani e animali, a sviluppare bodhicitta (la mente del risveglio), insegnando anche agli animali.

  6. Non insegnare il Dharma occupando una posizione inferiore, sedendo in basso o rimanendo in piedi di fronte a coloro che ricevono l'insegnamento.

  7. Non abusare della propria eventuale influente posizione per stabilire regole che contrastino con le regole morali del Buddhadharma.

  8. Non nuocere al Dharma col rischio che esso venga distrutto: insegnando, ad esempio, i principi morali a uomini di potere in maniera aggressiva, arrogante o maliziosa o creando condizioni avverse ai membri del Sangha (rischio di imprigionamento o uccisione per monaci, monache e praticanti).

N O T E

 

  1. Ascoltando un insegnamento, se ne dovrebbe cogliere il suo significato essenziale e non fare apprezzamenti personali su chi lo pronuncia; se, ad esempio, simpatico o antipatico, se ha una bella voce ecc.

  2. I malati rappresentano per il Bodhisattva un campo di meriti per esercitare la loro compassione; mentre monaci, monache, saggi e maestri rappresentano campi di merito per esercitare gratitudine.

  3. Il Bodhisattva non deve vendicare nemmeno la morte dei suoi genitori, perché ciò significherebbe uccidere chi in passato potrebbe comunque essere stato suo genitore. Astenendosi, così, dall'uccidere, interrompe la catena karmica di violenza, piantando nel presente semi di saggezza e compassione per il futuro. Più trasgressioni gravi una persona commette e più un Bodhisattva dovrebbe avere compassione! Questo insegnamento esiste perché ci sono persone che compiono molte trasgressioni. I Bodhisattva più coraggiosi sono quelli che dimorano nei luoghi ove maggiore è la sofferenza!

  4. Vendere oggetti funebri è considerato non compassionevole perché il commerciante potrebbe desiderare la morte degli altri per aumentare i suoi affari.

  5. Nell'esercitare dāna (generosa offerta) importante è la mente del donatore. Se il dono viene offerto con compassione ed equanimità, senza alcun pensiero sul dare, su chi riceve e chi dona, allora la pratica di dāna è pura; altrimenti è limitata.

  6. Ci sono diversi modi di insegnare agli esseri senzienti: con le parole, con il corpo, con la mente. Usare le parole per insegnare il Dharma è il modo più comune e diffuso tra gli umani; a volte il meno efficace ed il meno efficiente. Se non sia ha la capacità di insegnare verbalmente lo si può fare con il proprio comportamento. Notando un comportamento etico e nobile la gente svilupperà rispetto e desiderio di seguirvi. Il modo di insegnare con la mente prevede voti silenziosi e dediche di meriti.

 

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I precetti del Bodhisattva anche brevemente nel libro di John Stevens: The Marathon Monks of Mount Hiei p.24-25